Stefano Bruccoleri è un Forrest Gump in bici per l'Italia. Sulla salita più assurda
dell'esistenza ha scoperto che ci si salva dalla morte anche pedalando.
Massimiliano Castellani, Avvenire
Quando la pancia ribolle, quando l'inquietudine sale, metti i piedi sui pedali e vai.
E' la fuga di Stefano Bruccoleri che fa ripartire la propria vita.
Tiziana Platzer, La Stampa
Un libro scritto per strada e per la strada.
Don Luigi Ciotti
Quasi tutti scrivono, quasi nessuno ha una voce. Stefano ce l'ha, e bella forte. E
oltre alla voce, ha lo sguardo: la vita che ci racconta è quella che brulica dall'altra
parte degli schermi televisivi.
Simona Vinci
Un ragazzo perde i genitori, il fratello, la casa e finisce per strada. Per vincere la disperazione apre un blog.
Dopo una diagnosi medica spietata come una condanna comincia a pedalare. Viaggia per cinque anni
"percorrendo venticinquemila chilometri, pedalando a tratti felicemente e a tratti da idiota".
Durante il viaggio continua a scrivere di sé e di quello che vede attorno, raccontando l'amore per la bici,
la forza di spirito che lo aiuta a contrastare i problemi, gli incontri e il mondo visto a diciassette chilometri
orari. Via della casa comunale n°1 (l'indirizzo che viene assegnato ai senza fissa dimora torinesi per mantenere
la cittadinanza e il supporto sanitario), raccoglie queste pagine caustiche, irriverenti, ma anche ironiche e
sognatrici. Per non smettere di pedalare.
pag.192 euro 13,50 isbn 978-88-6549-023-5
<<Nasco quarantadue anni fa nell’umida e piovosa Bruxelles da genitori poco più che analfabeti
e con l’imperdonabile aggravante della povertà, quella stessa che li portò nella pancia della terra
a estrarre carbone. Papà faceva il minatore, la mamma colazione col Martini.
Avevo cinque anni quando le condizioni economiche della mia famiglia originaria suggerirono
un affidamento temporaneo che col tempo si sarebbe tradotto in un’adozione.
Poi, un giorno vidi mamma arrivare dal vialetto della casa. Io ero in giardino a giocare e la prima
cosa che urlai dentro fu: «No! Non adesso. Non ti voglio, mamma. Non ti voglio vedere».
Mamma aveva trentasei anni, a me appariva vecchia, consumata, pesante, ingombrante. Era chiaro
che veniva a riportarci a casa. A distanza di trentasette anni quello resta il ricordo più nitido della mia
infanzia. La detestai, ricordo il cappotto che indossava, le arrivava sotto le ginocchia, e le scarpe impolverate
di terra che raccontavano chiaramente della miseria che ci stava attendendo. La famiglia affidataria era
benestante e in giardino c’era una bicicletta per ogni bambino della casa. Io avevo la mia.
Quando mamma ci portò via, quella bicicletta non venne con me e ho passato la vita a rivolerne una,
a rivolere quella bicicletta.
«La bicicletta non ha cassetti, i sogni li appoggi direttamente sui pedali».
A diciassette anni addolcivo la tristezza viaggiando su un vecchio atlante. Immaginavo di pedalare lungo
le rive del fiume Po partendo da Torino e poi via via verso la Pianura Padana, fin dove il fiume si perde
nel mare. Oggi non m’interessa sapere perché in tutti questi anni non mi sia deciso a viaggiare in bicicletta
nel mondo che sognavo piegato sull’atlante, quel che conta è che ora sono qui a riprendermi i sogni che erano miei. >>
Via della Casa Comunale n1
Additional Info
- Codice ISBN: 978-88-6549-023-5
- Prezzo: 13,50 €
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Ciclismo